CineVisioni/Confessions

confessions/kokuhakuL’insegnante Yuko Moriguchi rivela ai suoi distratti e indisciplinati alunni di seconda media che sta per lasciare la scuola. Nel clima di euforia che ne segue, tiene un bizzarro discorso sul senso e l’importanza della vita, ma non riesce a catturare l’attenzione dei suoi studenti finché non rivela che la morte della sua bambina, archiviata come accidentale dalla polizia, in realtà è stato un omicidio compiuto da due studenti di quella stessa classe. Nel rivelarne l’identità e ricostruendo le modalità dell’omicidio, l’insegnante annuncia il suo proposito di vendicarsi personalmente, poiché il sistema giudiziario non considera penalmente responsabili i minori di 14 anni.

Tetsuya Nakashima fa ormai parte  di quella schiera di grandi registi giapponesi nati all’inizio degli anni ’60 (anche se Nakashima è del ’59) capaci di creare capolavori con una chiara impronta personale del proprio modo di concepire il cinema. Ma a differenza degli altri (tra cui Takashi Miike, Shinya Tsukamoto, Hirokazu Kore-eda, Sion Sono) è ancora snobbato dai grandi festival europei, mentre questo suo Confessions ha solo sfiorato la nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero, rimanendone escluso proprio all’ultima scrematura per la cinquina finale. Al contrario, è amatissimo dal nostrano Far East Film Festival che si tiene ogni anno a Udine, e che è ancora oggi la più grande rassegna europea dedicata al cinema del sud-est asiatico. Il Far East Film Festival ha infatti proiettato e premiato nel corso degli anni i suoi 3 maggiori film: il folle e divertente Kamikaze Girls nel 2005, lo struggente e malinconico Memories of Matsuko nel 2007, e nel 2011 questo cupo Confessions. 2 anni dopo la Tucker Film è riuscita finalmente a distribuire al cinema anche in Italia questo gioiello (che purtroppo passerà inosservato in sole 14 sale) e presto farà uscire le edizioni homevideo in dvd e blu-ray (alcune copie sono state vendute in anteprima negli stand del Far East Film Festival svoltosi il mese scorso).

Tratto dall’omonimo romanzo (Kokuhaku è il titolo originale) di Minato Kanae, disponibile anche in Italia con il titolo Confessione, è il racconto di un lucido, complesso, e glaciale piano di vendetta. Il mondo degli adulti che si scontra con quello dei minori la cui crudeltà non è meno innocente e incosciente. Non ci sono giudizi morali, Nakashima riesce a filmare e procedere nella narrazione senza prendere le parti di nessuno dei protagonisti. Sì, perché la storia è raccontata come una serie di confessioni, un flusso di pensieri che ci spiegano gli eventi attraverso la mente di chi li sta narrando. Così scopriamo che in ognuno si nasconde una parte di innocenza e di colpevolezza, una parte di amore, disperazione, crudeltà. Magari non bilanciati allo stesso modo, ma il giudizio viene lasciato allo spettatore. Che viene preso per mano attraverso una fotografia cupa ed eccezionale, una colonna sonora più che mai azzeccata, e continui slow motion ad effetto che rimandano all’estetica dei videoclip ma che sono funzionali alla sottolineatura della follia messa in scena. Il disagio adolescenziale, descritto in maniera superba da Sion Sono con la sua “trilogia del suicidio”, ha trovato in Nakashima un altro regista che aveva qualcosa di non banale da dire.

Un capolavoro.

Voto 9/10

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