Cinevisioni/Un giorno Questo Dolore Ti Sarà Utile

James (Toby Regbo) è un ragazzo sensibile, asociale, figlio di genitori separati. Lavora nella galleria d’arte della madre, sogna di non andare all’università e di comprarsi una casa in un posto isolato dove vivere in solitudine. Ha un rapporto di grande confidenza con la nonna Nanette (Ellen Burstyn), mentre i genitori divorziati e la sorella hanno una vita sentimentale incasinata. La madre (Marcia Gay Harden), preoccupata per lui, lo manda da una terapista (Lucy Liu).

 Roberto Faenza aveva dichiaratamente voglia di portare al cinema un soggetto il più possibile affine al celeberrimo Il giovane Holdennon essendo evidentemente possibile trasporre direttamente il capolavoro di J.D. Salinger. La scelta è ricaduta su un romanzo di Peter Cameron, edito anche in Italia da Adelphi con lo stesso titolo scelto poi dal film, che per una volta risulta essere una traduzione letterale di quello originale. Inutile dire che James Sveck non regge minimamente il confronto con la forza del personaggio Holden Caulfield, in un accostamento che si rivela decisamente improprio. I genitori di James sembrano due ex sessantottini arricchiti. La madre è una gallerista che colleziona mariti e va dietro alla new age. Il padre bazzica nell’alta finanza, ha sempre il sorriso stampato sulle labbra, e vuole sentirsi più giovane ricorrendo alla chirurgia plastica, guidando auto sportive, e frequentando donne dell’età dei suoi figli. La sorella invece fa da amante ad un professore universitario polacco cinquantenne e sposato, mentre nel tempo libero è intenta a scrivere un libro sulle sue memorie per sfondare e avere successo. Nulla a che vedere con la famiglia Caulfield, che pur non entrando mai direttamente nel romanzo appare decisamente come rigida e conservatrice. L’unico momento in cui si possono ravvisare delle somiglianze tra i due protagonisti è nell’avventura a Washington di James, che culmina in un attacco di panico e in un momento di ribellione. Del film non c’è moltissimo da dire. Mette in scena il solito presepe della famiglia americana borghese rappresentato dalla cinematografia hollywoodiana degli ultimi 20 anni, che ha toccato vette di successo con American Beauty. Genitori svitati, insoddisfatti, ed eterni Peter Pan. Figli insicuri, asociali, frustrati. Nonni saggi. La pellicola di Faenza non riesce mai a decollare, a trovare un momento di svolta in cui la storia si accenda. Tutto si svolge in maniera lineare dall’inizio alla fine senza creare né coinvolgimento, né interesse, né divertimento. Anche il rapporto tra James e la psicoterapeuta è trattato superficialmente in un paio di scene dove vengono dispensati i soliti consigli da fast food. Prolemi pure nel doppiaggio, specie nella prima parte, con alcune voci che soffrono di effetto imbottigliamento. Carina la colonna sonora, che utilizza in alcuni brani la voce di Elisa.

Voto: 4,5/10

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