Letture/Il Re Pallido

Brandelli di vita quotidiana di alcuni dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Peoria, Illinois, che trascorrono le giornate cercando di superare la noia del loro lavoro.

Romanzo postumo e incompleto di David Foster Wallace, uscito grazie alla revisione e alla cura dell’amico e collega Michael Pietsch. E’ un racconto in parte autobiografico perché DFW a metà degli anni ’80, così come lo stesso autore racconta all’interno del libro, venne sospeso dal college e andò a lavorare all’Agenzia delle Entrate per un anno in attesa di poter riprendere gli studi. Purtroppo, nonostante le 700 pagine, il romanzo risulta palesemente incompleto. Pietsch ha allegato alla fine del libro alcuni appunti che DFW aveva annotato lungo i vari capitoli del manoscritto, riguardanti possibili evoluzioni della trama e dei personaggi. Che invece rimangono solo abbozzati, ma fanno intuire che avrebbero potuto diventare epici tanto quanto quelli di Infinite Jest. La successione temporale dei vari capitoli non è lineare, e qui non c’è neppure l’indicazione dell’anno a inizio capitolo come in IJ per aiutarci a capire a che punto del tempo narrativo ci troviamo. Perché DFW amava spiazzare il lettore, mandarlo in confusione, dargli pochi riferimenti. Ciò che rimane de Il Re Pallido sono alcuni capitoli brevi che paiono totalmente nonsense vista l’incompiutezza dell’opera, e una manciata di altri semplicemente sublimi che da soli avrebbero potuto costituire dei piccoli romanzi o racconti autosufficienti. Come il capitolo 22, in cui Chris “Per La Tangente” Fogle si dilunga per un centinaio di pagine a raccontare del suo rapporto con i genitori, in particolare il padre, degli anni travagliati all’università in qualità di studente non certo modello, e del modo in cui è stato assunto all’Agenzia delle Entrate. Oppure il capitolo 46, in cui per un’ottantina di pagine assistiamo ad un fitto dialogo tra la bellissima Meredith Rand e l’interinale Drinion, che mettono in risalto due modi perfettamente speculari dell’essere noiosi. Molto interessanti anche le personalità di Leonard Stecyck, che da bambino era talmente altruista e generoso da risultare irritante, e di Toni Ware, una donna dall’infanzia difficile e disagiata. Poi ci sono personaggi che paiono avere curiosi poteri speciali, come Claude Sylvanshine, la cui mente sembra in grado di venire a conoscenza in maniera spontanea, involontaria e incontrollata di dettagli di qualunque tipo. Oppure lo stesso Drinion, che pare in grado di levitare. Per gli appassionati di David Foster Wallace una lettura obbligatoria, al di là di come la si possa pensare sull’opportunità di pubblicare un’opera grezza di un’autore scomparso.

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