Politicamente/La grande occasione sprecata dal cdx

 

 

 

 

 

Immobilismo assoluto dettato da lotte interne tra correnti che dovevano preservare i privilegi delle proprie corporazioni di riferimento, scandali giudiziari e sessuali, leggi ad personam, compravendita di parlamentari. Tutto questo e molto altro (di peggio) sono stati i 3 anni di malgoverno Berlusconi. In particolare dopo il 14 dicembre, appeso ad una maggioranza parlamentare esigua e sconclusionata che era tale solo per autoconservazione nei voti di fiducia, Berlusconi ha proseguito in un’insensata sopravvivenza che aveva più l’aria dell’accanimento terapeutico. Dal suo punto di vista si capisce benissimo l’esigenza di rimanere asserragliato a palazzo Chigi (o, meglio, Grazioli). Era l’unico modo per continuare la melina giudiziaria e sperare di schivare i processi e portarli alla comoda prescrizione. Tant’è che l’affannato conciliabolo del PDL in queste ore sembra più volto a garantire a Berlusconi un salvacondotto per sè e per le sue aziende, piuttosto che ad una discussione sugli interessi del paese e del centrodestra. Questi 3 anni di malgoverno, o di non governo, hanno portato sull’orlo del baratro economico l’Italia, mentre per anni e fino all’ultimo si è cercato di raccontare che la crisi non esisteva, che se esisteva eravamo messi meglio degli altri, e che anzi l’avevamo già superata come nessun altro. Non era credibile, e non poteva esserlo. Questo, unito alla politica delle barzellette e dei cucù ai vertici internazionali ha procurato una profonda crisi di credibilità internazionale. E alla fine han dovuto accorgersene anche i cosiddetti giornali terzisti come quel Corriere  della Sera che per anni hanno vissuto con fastidio le prese di posizione di Repubblica, salvo poi all’ultimo salire sul carro dei bacchettatori. Dallo scandalo Noemi in poi, per il cdx è stata una lunga e lenta agonia di consensi. Che nonostante calassero troppo lentamente rispetto ai disastri combinati, hanno mostrato infine un distacco incolmabile tra le due coalizioni. Anche perché, a dispetto dei gufi e di quelli che “ma tante volte lo si è dato per spacciato e poi il Cavaliere è un animale da campagna elettorale”, persino Berlusconi nulla può contro il logoramento sia anagrafico, sia dei troppi anni al potere per rifarsi una verginità da homo novus.

E’ finita. Ed è finita in uno dei modi più ingloriosi per Berlusconi, ormai additato e giustamente sbeffeggiato dalla stampa internazionale, mentre i leader stranieri già parlano di lui al passato prima che si sia dimesso formalmente. Stante la crisi di consensi, Berlusconi e ancor più il suo centrodestra hanno perso un’occasione più unica che rara. Avendo comunque la maggioranza in Parlamento potevano fare quelle riforme impopolari anche per il loro elettorato ma utili al paese. Se lo avessero fatto, perso per perso almeno si sarebbero potuti presentare alle elezioni come coloro che avevano fatto uscire l’Italia dall’ immobilismo corporativo e avrebbero (forse) riacquisito credibilità internazionale. Mancando 18 mesi alle elezioni forse sarebbero riusciti a cogliere i primi frutti di provvedimenti che per forza di cose a breve termine hanno il sapore di lacrime e sangue per le proprie categorie di riferimento. E invece nulla. Fino all’ultimo hanno litigato tra di loro all’unico scopo di non scontentare il proprio elettorato per accanirsi sui soliti noti, e nonostante tutti dicessero che i provvedimenti che intendevano prendere erano assolutamente inefficaci per la soluzione dei problemi. I mercati, quelli che in tutto il mondo di solito sono amici dei governi di centrodestra, li hanno stroncati e condannati a presentarsi alle elezioni come coloro che hanno messo in ginocchio l’Italia.

Nonostante qualche giapponese resista in trincea, è finita. Il berlusconismo è finito. Questo non vuol dire che sia finito il suo potere di condizionamento. Le sue aziende e il suo potere economico sono ancora enormi, e c’è da giurarci che farà di tutto per avvelenare i pozzi e garantirsi l’immunità dai pericoli della sana concorrenza. Sarà bene vigilare, ma la storia di Berlusconi presidente del Consiglio termina oggi. Alleluja!

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