Cinevisioni/This Must Be The Place

Cheyenne, cinquantenne rock star ritiratasi dalle scene da oltre 20 anni, passa il proprio tempo  con la moglie in una grande villa in Irlanda, si preoccupa degli investimenti in borsa, e vaga stancamente per la città portandosi sempre  appresso un trolley e trovando di tanto in tanto la compagnia di una giovane fan. A spezzare la noia di una profonda depressione gli arriva la notizia della morte imminente del padre, che abita negli Stati Uniti e con cui ha interrotto i rapporti da 30 anni. Al suo funerale apprende che il genitore, un ebreo reduce dell’Olocausto,  aveva dedicato tutto il suo tempo alla ricerca infruttuosa del militare nazista da cui aveva subito angherie nel campo di concentramento. Cheyenne decide di proseguire la ricerca del padre.

Esordio hollywoodiano di Paolo Sorrentino, uno dei registi italiani più apprezzati a livello internazionale. This Must Be The Place (il titolo è preso da uno dei successi dei Talking Heads, il cui ex frontman David Byrne compare nel film nei panni di se stesso) è un film di formazione, che nella prima parte predilige l’atmosfera comedy, e nella seconda si trasforma in road movie maggiormente melodrammatico. Forse Sorrentino ha messo troppa carne al fuoco  trattando tanti temi delicati: il conflitto generazionale padri-figli, la depressione, la sindrome di Peter Pan,  la crisi di mezza età, l’inquietudine adolescenziale, l’Olocausto. In certi punti il film soffre di una certa dispersività e lentezza. Però funziona ed ha un grande fascino. Prima di tutto perché il regista napoletano ha puntato e caricato quasi tutto il peso della pellicola sulle spalle di quel grandissimo attore che è Sean Penn. Un’altra grande prova d’attore. Il suo look a metà strada tra un cantante dei Kiss e il Brandon Lee di The Crow è sublime, così come l’andatura trascinata con trolley al seguito, lo sbuffo sulla ciocca di capelli come segno di nervosismo, la risata isterica e la parlata catatonica da depresso per abuso di eroina e sensi di colpa lo rendono un personaggio decisamente cult. Cheyenne ha un grande disagio interiore. Si trucca ogni giorno esattamente come quando suonava, manda continuamente segnali del proprio malessere alla moglie (Frances McDormand) che è un’inguaribile ottimista e si comporta invece (o più probabilmente finge) come se tutto andasse bene. E’ divorato dai sensi di colpa per la morte di due giovani fan che si sono suicidati dopo aver trovato ispirazione dai suoi testi dark, e soffre il distacco da un padre da cui si è allontanato e che non ha più cercato. Ma lo ritroverà lungo le strade polverose della provincia americana, dove arriverà faccia a faccia con l’orrore del nazismo e scoprirà una verità amara. L’altro pregio del film è l’ottima capacità di Sorrentino di inserire una sottile e intelligente ironia in un tessuto essenzialmente melodrammatico. Peccato per il finale tipicamente hollywoodiano e consolatorio. Ci sarebbe forse voluto un po’ più di coraggio.

Voto 7,5/10

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2 thoughts on “Cinevisioni/This Must Be The Place

  1. Forse la nostra recensione non è proprio da 7,5 però siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda o quasi. Intanto complimenti per la recensione, molto ben fatta:D

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