Politicamente/La Primavera Italiana

Pare proprio che il vento delle rivoluzioni non stia soffiando solo sulla sponda africana del Mediterraneo. La giornata di oggi sembra preludere al definitivo declino del berlusconismo. Si, lo so, si è detto tante e troppe volte che Berlusconi era finito e invece poi è risorto più forte che pria. Ma nemmeno lui può combattere e sperare di vincere contro il logoramento dell’età (anagrafica e di governo) e delle promesse troppo a lungo non mantenute. La vittoria netta di Pisapia a Milano, capitale del nord Italia, motore del paese e del berlusconismo, è un segnale troppo evidente per essere metabolizzato senza conseguenze drastiche come invece sembra voler fare il cdx in queste prime ore.

Come se non bastasse, per il cdx è arrivata una scoppola di proporzioni bibliche anche a Napoli, capitale del sud, e città simbolo su cui Berlusconi aveva costruito il successo elettorale del 2008 caricando a testa bassa con le sue tv lo scandalo dei rifiuti in cui la giunta di csx aveva gettato la città. De Magistris è riuscito nella grande impresa di catturare tutto l’elettorato di csx pur distanziandosi dai dirigenti locali del PD, e allo stesso tempo è riuscito ad accreditarsi come alternativa più credibile rispetto al cdx che, in una logica dell’alternanza, avrebbe dovuto prendere le chiavi della città gareggiando con gli occhi bendati. Risultato: De Magistris ha stravinto con un distacco di 30 punti. Episodi isolati? Macché. Il csx avanza un po’ dappertutto, soprattutto al nord, strappa città e comuni simbolo del cdx, con poche eccezioni come in Calabria. La Lega tiene – a fatica – in alcuni suoi piccoli feudi di provincia e di campagna.

Cosa succederà domani? Berlusconi e la Lega proveranno a resistere tenacemente. Anche perché alternative non ne hanno. Berlusconi ha bisogno di rimanere al governo per conservare la speranza di poter mettere una pezza ai suoi processi. I parlamentari del PDL, soprattutto quelli di primo pelo non hanno vie d’uscita. Molti di loro sono mezze tacche arrivati alla Camera e al Senato per pura grazia divina, e senza il mentore non avrebbero futuro politico. I più navigati (La Russa, Cicchitto, ecc…) potrebbero sopravvivere alla morte politica di Berlusconi, ma all’opposizione. Non hanno la forza e l’appeal per creare un partito o un movimento in grado di raccogliere consensi notevoli a livello nazionale. Se uno come Fini, che politicamente è 10 spanne avanti a loro, fatica a far decollare FLI, figurarsi cosa possono combinare i berluscones. La Lega oggi ha visto che comunque senza Berlusconi non è in grado di fare bottino pieno al nord. I Responsabili? Lasciamo perdere. Adesso la maggioranza ciancia di cambio di passo, riforme da fare, soprattutto quella del fisco. Sembra di risentire il ritornello che cantavano dopo il primo turno di queste amministrative (“abbiamo capito”, “gli elettori ci hanno dato un segnale”, “abbiamo sbagliato i toni della campagna elettorale”), che è durato lo spazio di 48 ore prima che riprendessero a fare gli stessi sbagli. Di riforme e maggioranza più coesa dopo la fuoriuscita di Fini ne parlano da dopo lo scampato pericolo del 14 dicembre. Ma da allora sono passati 6 mesi e nulla è stato fatto.

No, non cambierà nulla nemmeno stavolta. Quando Berlusconi tornerà dal suo viaggio in Romania l’unica riforma di cui vorrà sentir parlare sarà quella sulla giustizia. Cercheranno di rimanere incollati alle sedie fino al 2013, nella speranza che succeda qualcosa che possa scongiurare l’inevitabile declino a cui il cdx e il berlusconismo si stanno avviando. Non si stanno rendendo conto però che i titoli di coda sono già partiti.

 

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