Ecco l’attivismo 2.0 del #M5S.Diffondi e vinci una cena da #Grillo!#Sapevatelo!

ilmerdone quotidiano

NON E’ UNO SCHERZO!

Questa è la partecipazione politica per il M5S.

Attivismo 2.0

diventaattivista

Se hai un profilo Facebook puoi iniziare subito. Ora. Al termine della campagna elettorale sarò onorato di ospitare a cena a Genova i primi 100 per punteggio ottenuto grazie alla loro attività.”Beppe Grillo

Sono temeraria per cui ho accettato e sono diventata attivista 5 stelle!

Ecco la mia pagina

0punti

Ad ogni azione di propaganda svolta vengono attribuiti dei punti, come mi si fa notare io sono 0 punti e 0 in classifica.

Come posso guadagnare punti?

In evidenzia oggi per ben 300 punti mi si chiede di invitare amici a partecipare al comizio di Grillo domani a Roma.

roma

Posso anche personalizzare il messaggio da mandare ai miei amici

romachiedi

In alternativa, per guadagnare altri punti si può coinvolgere gli amici e diffondere il programma

punti

Per ben 100 punti posso diffondere (però solo una volta ogni 24…

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e questo non è lobbismo?

ilmerdone quotidiano

Una serie di foto per illustrare un fenomeno che si sta diffondendo sui social.
Senza dimenticare che in più di un’occasione siamo stati ammorbati da link in cui i parlamentari krikri si vantavano di avere avuta la corsa offerta dal tassista di turno…

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Ci sono pure pagine facebook dedicate, iniziative riservate, stampa di adesivi da apporre sulla propria auto….

E che i tassisti siano una categoria forte, una lobby, lo dimostra, per chi ha memoria, quanto hanno fatto per bloccare la riforma Bersani, nella parte in cui liberalizzava le licenze. Tanto che si è arrivati a quello che lo stasso Bersani definì, nel 2006 “un pareggio” (e spesso in politica “un pareggio” è eufemismo per sconfitta).

Allora erano una Lobby, ora che appoggiano il m5s diventano dei semplici lavoratori? No, non ci credo e non ci crederò mai. Come non credo che si siano volutamente rifiutati di prendere soldi per…

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grand(angolo) affluenza…

ilmerdone quotidiano

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Una delle foto diffuse dal blogghe per mostrare la calata oceanica al comizio (non “tour”, di grazia, quello lo ha appena finito in teatro).

Ma su twitter ho notato un’altra foto:

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Il grillino obietterà (lo ha già fatto) che questi scatti non fano vedere Grillo sul palco. Ed è vero, ma anche ci fosse Grillo, anche fosse strapiena, non mi pare che quella piazza possa ospitare le miriadi che il blogghe ci sta dipingendo (come dalla foto precedente tratta dal networg pentasiderale).

Ne abbiamo già detto con un’altra immagine:

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E questa è solo l’ulteriore riprova. Con un abile uso di angolature e focali (si noti l’angolatura dei due edifici sullo sfondo, per capirci) si può trasformare uno “slargo” in una piazza, e far sembrare le stesse persone una moltitudine o un gruppo sparuto. Se poi la location è di dimensioni ridotte, il gioco è ancora più facile.

Se…

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le piazz(at)e grilline.

ilmerdone quotidiano

Ad ogni comizio grillino, che loro chiamano Agorà, ma sempre comizi sono, il refrain è lo stesso. I media dicono che non c’era nessuno, e comunque non ne hanno parlato a dovere.

E la cosa, francamente diventa fastidiosa, perchè più di una volta le cifre grilline sono state sbugiardate dalle dimensioni effettive delle piazze, (vedi Milano), altre (Cagliari) ci sono video che sbugiardano le foto, In altri casi, poi, non se ne parla neppure, vedi a Paola, con Morra che parla in una piazza semideserta

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o Altofonte, dove è la volta di Di Vita che fa la stessa figura

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Ma, ammesso e non concesso che le piazze siano sempre piene, perchè BONO pubblica un’immagine palesemente artefatta per farci vedere che a Torino c’era il pienone?

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E perchè i grillini fanno circolare immagini come questa (che è del Vday2 e non del “PiemOltre)?

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Boh?

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SatVisioni/Detention

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Titolo italiano: Detention
Titolo orig/int: Detention
Paese: USA/Canada
Anno: 2011
Regista: Joseph Kahn

TRAMA

In una tranquilla cittadina di provincia, la serenità di un gruppo di studenti liceali viene turbata da un misterioso serial killer. Dopo l’omicidio della reginetta delle cheerleader, sembra voler prendere di mira la complessata e repressa Riley Jones, che deve vedersela anche con bullismo, amore non corrisposto, ballo di fine anno.

RECENSIONE

Joseph Kahn, statunitense di nascita e origine coreana, ha all’attivo una lunga carriera come regista di videoclip, soprattutto pop, r’n’b e rap. Tra i suoi committenti Lady Gaga, Britney Spears, Beyoncé, Moby, Mariah Carey. Fin qui aveva realizzato un unico lungometraggio: l’action motociclistico afroamericano Torque. In questa sua seconda prova, si tuffa nel genere delle commedie liceali americane, con evidenti riferimenti al filone dei teen horror, Scream Scary Movie su tutti. Il ritmo è frenetico, c’è pure un po’ di splatter, la scenografia e la fotografia è molto pop e colorata. La sceneggiatura invece risente pesantemente dell’influenza delle high school comedies hollywoodiane degli anni 80 e soprattutto degli anni 90, a cui il film si richiama spesso ed esplicitamente, creando un effetto nostalgia.

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“Gli anni 90 sono i nuovi anni 80”

E’ questo alla fine il motto di tutta la pellicola che gioca appunto nel ricordo degli anni 90 puntando perciò al pubblico della generazione X. Tirando le somme, alla fine si rivela un’operazione riuscita solo a metà. Non ci sono spunti di originalità, soluzioni registiche o elementi particolari che possano far svettare questo film rispetto alla massa di commedie usa & getta per adolescenti.

Voto: 5/10

CineVisioni/Confessions

confessions/kokuhakuL’insegnante Yuko Moriguchi rivela ai suoi distratti e indisciplinati alunni di seconda media che sta per lasciare la scuola. Nel clima di euforia che ne segue, tiene un bizzarro discorso sul senso e l’importanza della vita, ma non riesce a catturare l’attenzione dei suoi studenti finché non rivela che la morte della sua bambina, archiviata come accidentale dalla polizia, in realtà è stato un omicidio compiuto da due studenti di quella stessa classe. Nel rivelarne l’identità e ricostruendo le modalità dell’omicidio, l’insegnante annuncia il suo proposito di vendicarsi personalmente, poiché il sistema giudiziario non considera penalmente responsabili i minori di 14 anni.

Tetsuya Nakashima fa ormai parte  di quella schiera di grandi registi giapponesi nati all’inizio degli anni ’60 (anche se Nakashima è del ’59) capaci di creare capolavori con una chiara impronta personale del proprio modo di concepire il cinema. Ma a differenza degli altri (tra cui Takashi Miike, Shinya Tsukamoto, Hirokazu Kore-eda, Sion Sono) è ancora snobbato dai grandi festival europei, mentre questo suo Confessions ha solo sfiorato la nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero, rimanendone escluso proprio all’ultima scrematura per la cinquina finale. Al contrario, è amatissimo dal nostrano Far East Film Festival che si tiene ogni anno a Udine, e che è ancora oggi la più grande rassegna europea dedicata al cinema del sud-est asiatico. Il Far East Film Festival ha infatti proiettato e premiato nel corso degli anni i suoi 3 maggiori film: il folle e divertente Kamikaze Girls nel 2005, lo struggente e malinconico Memories of Matsuko nel 2007, e nel 2011 questo cupo Confessions. 2 anni dopo la Tucker Film è riuscita finalmente a distribuire al cinema anche in Italia questo gioiello (che purtroppo passerà inosservato in sole 14 sale) e presto farà uscire le edizioni homevideo in dvd e blu-ray (alcune copie sono state vendute in anteprima negli stand del Far East Film Festival svoltosi il mese scorso).

Tratto dall’omonimo romanzo (Kokuhaku è il titolo originale) di Minato Kanae, disponibile anche in Italia con il titolo Confessione, è il racconto di un lucido, complesso, e glaciale piano di vendetta. Il mondo degli adulti che si scontra con quello dei minori la cui crudeltà non è meno innocente e incosciente. Non ci sono giudizi morali, Nakashima riesce a filmare e procedere nella narrazione senza prendere le parti di nessuno dei protagonisti. Sì, perché la storia è raccontata come una serie di confessioni, un flusso di pensieri che ci spiegano gli eventi attraverso la mente di chi li sta narrando. Così scopriamo che in ognuno si nasconde una parte di innocenza e di colpevolezza, una parte di amore, disperazione, crudeltà. Magari non bilanciati allo stesso modo, ma il giudizio viene lasciato allo spettatore. Che viene preso per mano attraverso una fotografia cupa ed eccezionale, una colonna sonora più che mai azzeccata, e continui slow motion ad effetto che rimandano all’estetica dei videoclip ma che sono funzionali alla sottolineatura della follia messa in scena. Il disagio adolescenziale, descritto in maniera superba da Sion Sono con la sua “trilogia del suicidio”, ha trovato in Nakashima un altro regista che aveva qualcosa di non banale da dire.

Un capolavoro.

Voto 9/10

Cinevisioni/Biancaneve e il cacciatore

Imprigionata per anni in una torre dalla matrigna Ravenna (Charlize Theron), Biancaneve (Kristen Stewart) riesce a fuggire e tenta di unirsi ai ribelli andati via dal regno quando la matrigna se ne impadronì dopo aver ucciso suo padre. Ravenna, dotata spaventosi poteri, ha bisogno di nutrirsi della purezza della ragazza per ottenere finalmente l’eterna bellezza da lei agognata. Perciò assolda un cacciatore affinché le porti la giovane Biancaneve rintanatasi nella foresta oscura dove i  poteri della matrigna non hanno efficacia.

La celebre fiaba dei fratelli Grimm, portata al successo planetario da Walt Disney con l’arcinoto film di animazione, viene qui riletto in chiave tolkieniana. Ci sono un po’ tutti gli elementi che contraddistinguono il fantasy, genere mai passato di moda, ma che dall’avvento del Signore Degli Anelli di Peter Jackson ha trovato nuova linfa vitale al cinema. Anche in questo Biancaneve  e il cacciatore dell’esordiente Rupert Sanders c’è il contesto gotico-medievale, trame di corte, un popolo che anela la liberazione dal tiranno, magie e stregonerie, creature mitologiche. Il tiranno in questo caso è impersonato dalla perfida Ravenna, ovvero la splendida Charlize Theron, sicuramente il personaggio più riuscito e l’attrice migliore di questa pellicola. La sua isteria, il desiderio di vendetta, l’incredibile fascino sono rese al meglio da una fotografia cupa e felici scelte registiche. Forse ridondanti certi flashback, che non aggiungono molto alla comprensione psicologica del personaggio. La sudafricana però spicca in maniera imponente, ed alla fine è lei la vera protagonista del film. Biancaneve  è infatti un personaggio quasi secondario, stretto nel ruolo della bella predestinata. Anche l’interpretazione della Stewart non è di quelle memorabili: pochi dialoghi, a parte l’incitamento finale da capo guerriero al suo popolo (preferisco morire oggi piuttosto che vivere un altro giorno di questa orribile morte) e tanti primi piani sul suo faccino con sguardo languido e mento appuntito. L’altro indubbio protagonista è il cacciatore, ovvero Chris Hemsworth, già noto ai più per il suo ruolo principale nel recente Thor. Anche per lui pochi dialoghi, ed interpretazione affidata più che altro alla sua prestanza fisica che, come suggerisce il titolo del film, lo porterà ad avere ad avere un’importanza maggiore rispetto al designato principe azzurro, qui nei panni di un baronetto alquanto insipido.

La prima parte della pellicola, molto dark e cupa, e senz’altro quella migliore. C’è molta tensione, e l’atmosfera è resa al meglio. Poi la trama via via si normalizza e rientra su binari più classici e prevedibili. L’ingresso in scena dei nani, piuttosto scialbi, non aggiunge nulla, e si procede verso un finale aperto che potrebbe suggerire la prossima realizzazione di un sequel. I produttori sono quelli del deludente Alice in Wonderland, che fortunatamente in questo caso hanno confezionato un prodotto decisamente più godibile.

Voto: 7/10